Uberdosis
the Double y Syndrome


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Utente: DoubleYSyndrome
Nome: +the Double Y Syndrome+
...avresti voluto che durasse all’infinito e che loro fossero li ad adorare le tue dita sulle corde per sempre...


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+Epistolario+



+Trama+

Marlene è partita. Le piace lasciarsi alle spalle tutto quello che le crea problemi, se poi si tratta di Simon si rivela davvero l'unica scelta possibile. Simon è solo. Già, lui è solo anche quando è insieme agli amici. Non fa altro che bere e inghiottire pasticche, ma quando il viaggio finisce lei resta il suo unico pensiero.
Quando si rende conto di essere rimasto solo la cerca. Una chiamata che finisce con insulti, la rabbia a mille, le bestemmie. -Maledetti tedeschi!- perchè lei è tedesca e lui inglese DOC, e ogni tanto gli è difficile comunicare. Poi ci sono i migliori amici: un ragazzetto che si prostituisce e vorrebbe morire, che si fa chiamare Zimmy, e uno rosso di capelli che si fa di coca e di nome fa Zep.
In realtà non potrebbe andare meglio a quello schizzato di Simo. Ma forse cammina ad occhi chiusi, forse non pensa o ha smesso di farlo. Ed è per questo che il loro piccolo appartamento andrà in fiamme.
Nonostante tutto sono ancora insieme mentre camminano per strada. Nessuna lite, niente astio, con i pugni in tasca e la solita voglia di sempre. Ci vogliono i soldi per esaudire i desideri, e quelli mancano sempre. Poi spunta la banconota con gli zero, ed è subito festa.
I 3 si infilano nel bagno di un locale qualsiasi con la sola differenza che questa volta incontrano lei. Che subito impreca, non sopporta che suo fratello frequenti certi ambienti, mentre lui la fissa stupito di rivedere la donna che ha amato per anni davanti ai suoi occhi. E la domanda che li ha sempre messi in imbarazzo.

-Siete Fratelli?-

Non sono domande da fare Zimmy. Soprattutto quando sappiamo tutti che lei sarebbe fuggita di nuovo. Vuole suonare il suo basso, non pensare più a nulla e darci un taglio con certi ambienti marci. Ed è così. Le sue gambe si allontanano a passi svelti, come sempre.
Per questo sceglie di passare la sera dopo in un posto sofisticato. Ed è così che conosce Miss Vanilla...


+Citazione+

"Avresti voluto che durasse all'infinito, e che loro fossero lì ad adorare le tue dita sulle corde per sempre"

Uberdosis

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Sul forum sono attivati i TEAM!

martedì, 25 settembre 2007 - news, forum


Un progetto così non lo avete mai visto!!
Scegliete il vostro personaggio e cominciate a scalare la vetta del successo!
Per tutti gli amanti del fumetto, dateci un occhio! ;)


Testamento di AudreyDutroux
Firmato alle ore 01:19
commenti alle Scritture

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La Maschera con le Y - Racconto di Zimmy

giovedì, 13 settembre 2007 - racconti, droga, alcool, maschera

Quando entrai in casa dopo essermi assentato quei 5 minuti per comprare il tabacco e il pane, lo vidi fermo sul letto immobile, che fissava il vuoto. I suoi occhi erano bianchi, le sue pupille dilatate. Sembrava che avesse appena visto un fantasma.

Mi avvicinai: "Ti serve qualcosa Simo?"

Non mi rispose. In realtà non mi aspettavo che lo facesse, era una pura domanda retorica.

Gli serviva della roba. Tirai fuori lo specchio e lo ripulii dalla polvere. Poi presi una lametta e cominciai a tagliare la neve. Gli porsi la prima striscia.

"Forza, Simo..." provai ad incoraggiarlo ma nulla. Non gli importava nulla della coca.

Sniffai io. Ne avevo bisogno ed ero terribilmente stressato. Mi serviva un po' di quella roba per architettare un piano per risvegliarlo.

Mi avvicinai al suo orecchio e scandii bene queste parole:

"Perché non mi fai vedere come ti sta quella bella maschera che hai nel terzo cassetto?"

La sua testa ciondolò di lato, doveva avere assunto qualche cosa perché non sembrava sobrio.

Poi si voltò verso di me:

"Chi te lo ha detto?"

"L'ho trovata mentre cercavo della roba. Che cosa significano quei segni strani sugli occhi? E...credo che tu non l'abbia rifinita, è tutta bianca e la bocca..."

"STAI ZITTO!" mi abbaiò in faccia senza farmi finire la frase, ma lo preferivo incazzato che immobile, così continuai a provocarlo.

"...la bocca manca! perché cavolo non ce l'hai messa? tutti abbiamo una bocca da cui mangiare Simo... come hai fatto a dimenticarla?"

"che cazzo ne sai? non l'ho fatta io quella cosa! mica è colpa mia se non c'è la bocca!"

Parlava altalenando il tono della voce, quasi squittendo, era proprio ubriaco fradicio.

"e chi l'ha fatta allora? com'è possibile che si sia scordato la BOCCA!"

"no no...non hai capito, la bocca E' CHIUSA! e quando la bocca è chiusa la si disegna come una X!"

"e i segni sopra gli occhi cosa sono? e poi perché gli occhi così stretti?"

La sua espressione si fece greve.

"mio padre...aveva gli occhi stretti...e due IPSILON tatuate da qualche parte sul corpo..."

"e non aveva la bocca magari?!" continuai a ironizzare.

"ricordo...che una volta facemmo uno scherzo alla mamma, e lui mi disegnò su un foglio una faccia tonda con la X al posto della bocca, come per dirmi "acqua in bocca"...sono gli unici tre particolari che ricordo di lui"

"perché chi l'ha fatta l'ha lasciata bianca, allora?"

Mi guardò con l'espressione più infantile che gli abbia mai visto in viso e mi rispose in modo serio:

"...perchè quando lo incontrerò, potrò aggiungergli il colore del viso..." sorrise blandamente e ritornò a fissare il muro davanti a sé.

Lo strinsi forte al mio petto, pur sapendo che non avrebbe sentito niente, o avrebbe fatto finta di non sentirlo. Eravamo ancora vivi, e potevamo ancora raggiungere la felicità. Per lui, avrei fatto qualunque cosa, persino colorare un'inutile maschera.



Testamento di AudreyDutroux
Firmato alle ore 14:13
commenti alle Scritture

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+Nuovo Template e Racconti+

mercoledì, 22 agosto 2007 - racconti, depressione, vuoto, droga, maschera

La grafica del Sito è cambiata e mi è sembrato doveroso costruire un template anche per questo spazio!
Se volete utilizzarlo potete prenderlo dalla sorgente della pagina, ma non modificate i credit.
Per quanto riguarda il fumetto, invece, è ad un ottimo punto.
La storia sta proseguendo, anche se  mancano le prime tavole.
Manca poco e potrete vedere l'inizio della storia.
Fino a Ottobre dovrete accontentarvi della storia definitiva redatta da Alvin.
Comunque siamo sempre qui.
Se siete interessati a vedere i lavori andate sui link in fondo alla pagina.


Racconti Brevi
(di Simon Shade)


Mi svegliai in piena notte sentendo il suo russare lieve rimbombare nella stanza.


Avevo davanti ai miei occhi la sua pelle, puntinata di grigie gocce di pioggia appartenenti al vetro della finestra, che tuttavia scendevano rigogliose anche sulle sue scapole scoperte.

Le scostai delicatamente i capelli, baciandole il collo e percependo vivamente la piccola dose d’umanità che mi era rimasta.
La desideravo febbrilmente: non potevo assolutamente permettermi di lasciarla scappare, e mentre pensavo a come tenerla stretta lei si voltò, mostrandomi i suoi occhi assonnati.
“Che stai facendo?” mi chiese, leggermente irritata.
“Sto controllando che nessuno ti porti via…”
E subito capì che avevo trascorso fino allora solo notti insonni. Che l’avrei guardata dormire per l’eternità. Che era mia ed io suo e tutto ciò era stupendo e sublime.
Ma, di certo, molto più grande di noi.

____________


Non mi importava più un cazzo della “teatralità”. Volevo davvero trasmettere al mondo il mio sentimento oscuro, l’impulso nero che mi attraversava e in quel periodo non vedevo altra ragione che farmi notare.
Zimmy saltellava. Marlene accordava il suo basso e Cherry sorseggiava un caffè, canticchiando la nota “la”. Io mi dedicavo, invece, alla scrittura creativa. Stavo producendo una pagina di recensione/presentazione di quella “nuova band da urlo”, e siccome ero davvero troppo immaturo per lasciar perdere l’estetica, decisi di gonfiare le cose fino a farle scoppiare. Mi sentivo immortale dopo la pubblicazione dei miei primi articoli sui Roskilde sui Magazine Rock più famosi del paese. Così inventai la farsa…
Entro breve i membri della band avrebbero annunciato il Tour di uscita del nuovo album, dato il successo strepitoso di un singolo, in realtà ancora in fase di Editing.
Tutto questo era terribilmente falso, ma sapevo bene che cosa avrebbe comportato.
“Sei un genio vecchia checca!”
“Lo so, Zimmy. Lo so”
Appena venne pubblicato quell’articolo fantoccio, arrivarono una miriade di telefonate da ogni possibile Pub, Night e locale che facevano richiesta per avere i Roskilde in affitto per una serata.
Cherry rideva isterica, come sempre. Doc e Wilde mi fecero un mezzo sorriso di intesa che non contraccambiai. Jan stava in disparte, deluso per non aver architettato questo piano prima di me. Zimmy come sempre impazziva, saltava e urlava, elogiandomi fin troppo. Poi, tutti si allontanarono dal nostro appartamento, con fogli infiniti di numeri telefonici, chiudendosi la porta alle spalle.
Era tornato il solito silenzio agghiacciante di sempre, quel silenzio che mi mancava da tanto.
Mi voltai verso di lei. L’unica che non ringraziava, l’unica che non era entusiasta.
Sapevo le ragioni. Non le volevo ascoltare. A me andava benissimo così.
“Devi sempre metterti in mezzo…”
No…non era questa la ragione a cui stavo pensando io.
“Perché vuoi entrare così prepotentemente nella mia vita?”
Non era nemmeno questa. Una parte di me si stava spezzando. Il mio orgoglio cominciò a vacillare.
“Pensavo…io…pensavo che…avremmo avuto più tempo per noi due…”
No…non era vero. Volevo solo qualche merito in più. Volevo solo un lavoro un po’ più pulito, una casa un po’ più grande e accogliente. E volevo che lei restasse mia.
Era calma ma terribilmente triste. Delusa che la persona in cui riponeva tutta se stessa, fosse in realtà così dannatamente materialista.
“Perché sei così attaccato a questo mondo Simon?”
Ecco. Era questo mio essere concreto che lei odiava. Mi odiava quando parlavo di sesso, di soldi, di fama, ma soprattutto di droga.
“Voglio smettere con questa vita, ormai non mi serve più”
“Lo dici ogni giorno, Simon. Ormai ho smesso di crederti. Anni fa saresti morto per me, ora moriresti volentieri per una botta di coca”.
Continuava ad essere triste. Sentivo il vuoto del suo sentimento nei miei confronti. La noia che la pervadeva, la pietà per le stronzate che mettevo a punto ogni giorno.
Sentivo che non c’era più bisogno di parlare. Non avevo più nulla da dire ed ero terribilmente imbarazzato. Mi sentivo compatito: nel mio essere materialista, stronzo, vigliacco e truffatore. Mi sentivo compatito nel mio essere.
E fu così che, come sempre, scelsi di fuggire, imboccando la porta, amareggiato fino in fondo da un me stesso in pieno declino, che cominciava a schifarmi.
Forse sto diventando così schifoso e degno di compassione, o forse sono gli altri che non mi capiscono?
Ma, come sempre, quando arrivavo a questa fatidica domanda, patteggiai per quel me stesso che non aveva molto da invidiare al fango rappreso sopra le scale.



Testamento di AudreyDutroux
Firmato alle ore 04:10
commenti alle Scritture

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+++NUOVO UBERDOSIS WEBSITE+++

giovedì, 05 luglio 2007 - news, sito

tenete a mente questo indirizzo!! non si sa mai che vi possa servire! ;)


Testamento di AudreyDutroux
Firmato alle ore 00:50
commenti alle Scritture

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Tavor e Espresso (di Simon shade)

mercoledì, 04 luglio 2007 - racconti, depressione, vuoto, droga, alcool, caffè, cocaina, eroina

Ci sono cose che possono essere dette, altre invece no, come la storia che sottende a tutto e di cui noi citiamo brevi pezzi sconquassati che non hanno ne capo nè coda. Non è per confondere le idee.
Potete fantasticarci sopra, aggiungervi dei commenti costruttivi, critiche, o tutto quello che volete.
Non siamo scrittori e abbiamo bisogno di pareri per proseguire.
  (ipersonaggi sono puramente inventati)

Tavor e Espresso
Di Simon Shade

Mi svegliai in piena notte, in preda a una paura intensa ed irrazionale: lei era sparita.
Le coperte erano rivoltate, e il suo odore era su di me: quel profumo dolce e fruttato, in cui mi immergevo ogni sera prima di dormire. Ma ora non c’era, e sapevo bene che ero stato io a lasciarmela scappare.
Il caffè saliva nella moka, gorgogliando calorosamente: lo versai in una tazzina dal manico scomodo, mentre leggevo il giornale.
“Perché sei scappata da me, Marlene?” chiedevo a me stesso, pur conoscendo la risposta. “Non sono dissimile da tuo padre, sono un fallito, un tossicodipendente in astinenza perenne che garantisce di non dipendere da quel veleno dannoso, un giocatore d’azzardo provetto, con troppe sbarbine intorno, ed uno spacciatore a tempo pieno”.
Ma non era quella la verità: tu avresti fin troppe ragioni per mollarmi, e io sono troppo orgoglioso per starti a sentire, mentre me le elenchi. L’hai già fatto molte volte e posso risentirle suonare nella mia testa.
“Ti amo ancora, nonostante tutto. Sono io quello sbagliato! Sono io quello stronzo che ti usa e ti spezza il cuore! Ormai sono troppo stanco di me stesso per chiederti una terza possibilità. Ti chiederei di lasciarmi, ma so che non lo farai. In fondo…ti piace essere compresa così a fondo. Sappiamo entrambi che il treno del nostro destino ci riserverà un posto per due”.
Osservai il caffè nero e le sue sfumature color panna.
“Se fossero vive, mi sputerebbero a vista…Ha cominciato ad odiarmi pure il caffè”.
D’altronde, cosa ci si poteva aspettare da un autolesionista con il pallino delle droghe? Già, in realtà mi ritenevo fortunato, almeno non ero religioso.
“Sarei già morto pregando…”
Quanto mi odiassi ormai non aveva più importanza: avevo perso lei, e dubitavo che sarebbe tornata.
Mi accesi la prima sigaretta: nicotina.
Poi la prima birra: alcool.
Ed infine, per coronare il mio status, optai per farmi una pista: 60 mg di cocaina.
Riordinai la casa: ce n’era davvero bisogno. Passarono due ore ed era come nuova; ogni singolo anfratto appariva ora ai miei occhi come fosse una reggia.
Mi sdraiai sul letto, fissando il soffitto.
“Farò in tempo a pulirlo prima che torni lei?”. No. Era una perfetta idiozia, come idiota era colui che l’aveva pensata.
“Cristo!” Avevo scordato di bere il caffè.“Ora sarà freddo…freddo e nero”.
Almeno avrebbe cominciato a somigliarmi.
Tornai in cucina a recuperare la mia tazzina, ricordandomi quanto quel liquido mi odiasse a morte.
“Amami, stronzo!” Nemmeno lui mi amava, non aveva cambiato opinione: così, lo versai nel secchiaio.
“L’ansiolitico…” Si. Lui mi amava, ma non mi somigliava. Lo ingoiai, lo sputai.
“Cazzo! Sto seriamente impazzendo”. Mi mancava il mio caffè sprecato, e non potevo permettermi di avere ancora a che fare con l’ansiolitico.
“Tavor e Espresso”. Le ultime grazie che il cielo osava concedermi.
“Troietta di merda!” Era da molto che parlavo ad alta voce, ma non me ne curavo. Mi asciugai il viso.
“Sono davvero un uomo?” No. Ero una checca che doveva essere morta da tempo, ormai. Mi sentivo solo ed incompreso, la coca stava calando.
“Dio! Quando la smetterò di farmi del male? MAI! Non ho intenzione di smettere!”
Stavo già progettando la mia fine; presi un foglio di carta e mi appuntai altri due particolari da aggiungere al mio grandioso disegno finale.
“Un’uscita di scena degna di un Kolossal! La gente pagherebbe per morire in questo modo. Potrei progettare i suicidi di un mucchio di sbandati per soli 300 dollari a capo…” Fantasticai sulle ricchezze che non avevo mai avuto occasione di possedere. Adoravo il denaro solo perché potevo reinvestirlo nei miei giochini da tossico. Sputai per terra. “Nessuno è degno di una fine quale sarà la mia…nessuno!”
Sapevo di cosa avevo bisogno in quel momento, e tirai fuori la mia siringa.
“Questa è l’ultima”. Almeno questo credevo con convinzione. Il mio laccio emostatico era impolverato nell’ultimo cassetto del mobile.
“Tornerai tra le mie braccia”. Pronunciavo queste parole, mentre l’eroina scivolava lungo le vene. Poi fu tutto bianco.

 

Mi risvegliai il giorno dopo in quel buco di ospedale. Seduto al mio fianco, con la sua solita espressione impacciata, Zimmy mi fissava con ammonizione: “Sei un incosciente!”
“Ma se ti sto parlando…” Adoravo prenderlo in giro.
“Se non ti ritrovassi in questo stato, ti avrei già picchiato. Stronzo! I tuoi ringraziamenti lasciano sempre una punta di amaro in bocca”.
Abbozzò un’espressione incattivita: non gli era mai riuscita così bene.
“Che mi è successo?”
“Hai avuto uno svenimento per ragioni oscure. Non sembra che la droga sia stata la causa”. Il tono di voce era stanco e severo.
Poi aggiunse: “Quando smetterai di farti del male?”
“Non ho intenzione di smettere”.
“Potresti mostrare un minimo di rispetto per gli amici: ma conoscendoti, starai già pianificando come morire! Pensi solo a lei e non riesci a distrarti se non con le droghe. Non decideresti mai di vivere per un amico, invece che per lei?”
“Potrei farlo. Ma sarebbe più istruttivo farti assistere alla morte che sto preparando per me da tre anni!” Gli rivelai, senza troppi peli sulla lingua, che avevo intenzione di farla finita in bellezza, e volevo che lui fosse presente.
Continuai: “Almeno ti passeranno le manie suicide. Potrai ricominciare da capo e chiudere questo capitolo merdoso della tua vita”.
“Non sai quello che dici. Io, per te, sarei anche pronto a morire!” Lo fulminai, e colsi la sfida.
“Allora sarai tu ad uccidermi”. Le mie parole lo fecero rabbrividire. “E poi, ti ammazzerai godendo del piacere di avermi assassinato!” Si voltò, dandomi le spalle, verso la tendina verde pallido che mi separava da un altro tossico come me.
“Hai paura di non esserne capace?” Continuai a domandargli. Volevo sapere se era ancora disposto a morire per me. Dovevo sapere!
“Marlene tornerà, e non ci sarà più bisogno di morire”.
Quella ragazza che si reputava tanto inutile, ora teneva in mano più di due vite, appese a qualsiasi sua lunatica decisione.
“Già. Per lei farei anche un patto con Satana…”
“Ti odio, quando bestemmi”. In un paese come il nostro, era difficile credere in nulla come facevo io. E Zimmy, in certe occasioni, era davvero accecato dalla religione. Tuttavia, gli portavo rispetto.
“Amen”.
Mi squadrò.
Quindi aggiunsi: “E ora che mi sono fatto perdonare, torniamo a casa?”



Testamento di AudreyDutroux
Firmato alle ore 00:27
commenti alle Scritture

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+Personaggi+

Marlene Keramike (Marleen Krämer) si è resa conto di aver toccato il fondo. Non ne può più di tenere nascosta la sua relazione incestuosa con il fratello e per questo decide sempre più spesso di scappare. Scappare da se stessa, forse. Vuole solo suonare il suo basso in santa pace e non ha più bisogno di una copia di suo padre che le insegni a vivere. Vuole solo spegnere il cervello, ma è troppo buona per parlare e le basta nascondersi dietro mille maschere perché si convinca che nessuno la vede. E, mentre insegue la sua stessa coda, bighellonando qua e là conosce la ragazza dai capelli rosa...

Simo Shade (Simon Michael Stephen Singh) è un ragazzo malato. Malato perché si è innamorato della sorella, ma ora la loro storia sta per finire e lui si sente ogni giorno sempre più vicino ad un baratro senza fondo. Tuttavia non perde mai la sua ironia e la sua ostinazione. Testardo e malinconico, misterioso e trasparente a momenti alterni, non sa ancora dove sbattere la testa e, forse, fa uso di droghe pesanti proprio per svagare la sua mente sempre preoccupata. E mentre crede che sua sorella gli stia sfuggendo ancora una volta in realtà è lui stesso a scappare da lei.

Zimmy (Fabian Martin) è un nome troppo comune per essere vero. E dietro quel sorriso perenne probabilmente non si cela che un bamboccio fragile, esaltato, drogato, e pieno di bugie. Forse riuscirà a conoscere se stesso, nonostante le prese in giro e le parole non vere. Forse riuscirà ad amare qualcuno in modo davvero sincero.

Cherry o Miss Vanilla (Thesy Neumann) è l'ultima arrivata nei Roskilde, il gruppo dove Marlene suonerà il basso dopo essere fuggita dalle grinfie di Simon. Ha i capelli rosa ed è sempre accompagnata da un'aura di chi sa ogni cosa prima che tu la dica. Ha un'enorme grinta, ma pur di ottenere ciò che desidera è disposta ad usare qualunque mezzo, anche illegale.

Zep (Josef Lange) è il migliore amico di Zimmy e lo accompagna sempre, dovunque egli vada. Odia Simon ma non sa nemmeno lui le ragioni. Molti lo prendono in giro per via dei capelli rossi, ma piace molto alle ragazze per via del suo carattere docile.

Derek (Derek Lange) è il fratello minore di Zep e stravede per Simon. Spesso e volentieri è una fastidiosa e logorroica palla al piede, più che un amico.

Matilda (Matilda Otto) è la prima cantante dei Roskilde, e migliore amica di Marlene. Aiuterà l'amica a sfondare nel mondo della musica, e la farà entrare nei nuovi Roskilde, prima che scelgano Cherry come cantante. E' una ragazza dolce e comprensiva.

Dez o Desmond (Diez Desmond Lehmann) è un tipo schivo ed enigmatico, tecnico del suono dei Roskilde. E' stato insieme a Matilda, e ne è ancora innamorato.

Doc (Elko Lehmann) è un batterista non professionista, noto negli ambienti underground soprattutto per gli eccessi che lo contraddistinguono. E' un tipo poco affidabile e dal passato oscuro e burrascoso. Si unisce alla band solo perché è l'unico batterista che riescono a rintracciare.

Ian (Ian Schulz) è il sofisticato tastierista dei Roskilde. Entrerà nel gruppo poco prima di Cherry. Si crede Dandy e ha una fissazione per il Decadentismo, gli Esistenzialisti, i Nichilisti e i Poeti Maledetti.

Wilde (Wilderich Richter) è un chitarrista di grande talento, da sempre nella line-up della band. E' un ragazzo dolce e affettuoso e diventerà il miglior amico e confidente di Marlene.

Sven (Sven Jörgen) è un amico di Wilde. Segue il gruppo occupandosi degli aspetti burocratici e cercando contatti per aiutare la band nei tour. Viene dai paesi Scandinavi, forse la Svezia.

Audrey (Liddi Roth) è una delle ragazze di cui Zep si innamorerà pazzamente. E' costretto ad abbandonarla quando parte per Milano.

 Eman (Emanuel Ziegler) è un ragazzo che paga Zimmy per possederlo una notte.


++Legioni cui appartengo++

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